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Diritto all’istruzione, diritto al futuro

 

“L’economia culturale crea occupazione e contribuisce al benessere delle comunità, all’autostima individuale e alla qualità della vita” (Irina Bokova, politica bulgara, in funzione di Direttore Generale dell’UNESCO, novembre 2013). Nell’art. 4 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si parla congiuntamente di “diritti economici, sociali e culturali”. I diritti culturali sono scritti per ultimo non perché siano ultimi, ma perché obiettivo ultimo. I diritti culturali non si esauriscono nell’istruzione che ne è solo la base, ma sono una continua costruzione della persona e dell’umanità.


La cultura non è solo istruzione ma anche disostruzione mentale e costruzione sociale, astrazione, estrazione…è passato, presente, futuro. È questo il salto di qualità di cui dovrebbe essere artefice la scuola e non adeguarsi alla distruzione che si opera intorno.
“La Convenzione ONU “on the Rights of the Child – CRC”, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991, riconosce infatti che i bambini, le bambine e gli adolescenti sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici. Nonostante i progressi compiuti fino ad oggi, però, ancora molti fanciulli in tutto il mondo continuano a vivere in condizioni di estrema povertà, sono esposti a violenze, abusi e sfruttamento, o sono privati dell’accesso all’istruzione. Quest’ultima è un diritto fondamentale e un mezzo essenziale per permettere ai bambini di raggiungere il loro pieno potenziale” (cit.). I diritti dei bambini sono violati anche nei Paesi più ricchi dove pure il diritto all’istruzione non è adeguatamente tutelato, per esempio edilizia non a misura di bambino, attività didattiche calate dall’altro, classi-pollaio e tante altre situazioni.


La testimonianza di Hanan Al Hroub, maestra elementare in un campo profughi: “[…] insegno ai bambini che l’unica arma buona è la conoscenza, l’unico nemico l’ignoranza”. L’art. 39 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia recita: “Gli Stati parti adotteranno ogni appropriata misura al  fine  di assicurare il recupero fisico e psicologico ed il reinserimento sociale di un fanciullo vittima di qualsiasi forma di negligenza, di sfruttamento o di sevizie, di tortura o di qualsiasi altra forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante, o di conflitto armato. Tale recupero e reinserimento avrà luogo in un ambiente che favorisca la salute, il rispetto di sé e la dignità del fanciullo”. L’istruzione è uno dei migliori mezzi di recupero e reinserimento per bambini e ragazzi deprivati o a rischio, basti vedere le iniziative di istruzione nei carceri minorili. 


Nell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è disciplinato il diritto all’istruzione e nel par. 2 si specifica: “L’istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. È disciplinato in uno degli ultimi articoli della Dichiarazione perché l’istruzione è di supporto e suffragio agli altri diritti. Di questo si dovrebbe tener conto nelle scelte politiche che dovrebbero investire di più e prioritariamente nell’istruzione. 
Nell’art. 28 lettera c Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia: “[…] rendere l’istruzione superiore accessibile a tutti sulla base delle capacità con ogni mezzo opportuno”.  E i mezzi opportuni per rendere concreto ciò sono vari. “L’allenamento al problem solving, l’educazione alle scelte decisionali, la cooperazione tra pari, il fallire per poi correggere e la partecipazione a storie di vita vissuta sono tutte pratiche che rendono gli adolescenti più autonomi, più consapevoli delle proprie capacità, più fiduciosi nel futuro e più resilienti, tutte caratteristiche che aiutano non poco, sia nella prosecuzione futura degli studi universitari che nell’affrontare il mondo del lavoro” (Addolorata Mazzotta, dirigente scolastica). 
Da notare che nella Costituzione si parla di istruzione nell’art. 30, relativo ai genitori, e negli articoli 33 e 34, relativi alla scuola; i tre articoli sono inseriti nella Parte I “Diritti e doveri dei cittadini” e sotto il Titolo II “Rapporti etico-sociali”, per sottolineare la centralità dell’istruzione nella formazione del cittadino e nella vita quotidiana e i differenti (e non diversi) e complementari ruoli della famiglia e della scuola. Inoltre, l’istruzione è una delle attività o funzioni che più rispecchiano l’art. 4 della Costituzione, perché concorre al progresso materiale o spirituale della società.


L’insegnante, “colui che lascia un segno”, pertanto, dovrebbe essere lui stesso “segnato” nel vero senso di sentirsi chiamato a fare questo “mestiere”, parola che etimologicamente deriva da “ministro, servo”. E l’insegnamento è il servizio pubblico per eccellenza.
Oltre alla Costituzione italiana, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, riferimenti all’istruzione, e precisamente richiami all’istruzione di qualità, si rinvengono in molte fonti internazionali, tra cui l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile nel cui Obiettivo 4 si prevede quanto di “bello” (che deriva da “buono”) si possa preparare per le nuove generazioni: “Costruire e potenziare le strutture dell’istruzione che siano sensibili ai bisogni dell’infanzia, alle disabilità e alla parità di genere e predisporre ambienti dedicati all’apprendimento che siano sicuri, non violenti e inclusivi per tutti”.
Fra i tanti bisogna porre attenzione a quanto si legge nella Carta di Ottawa per la promozione della salute (1986) sotto la rubrica “I prerequisiti per la salute”: “Le condizioni e le risorse fondamentali per la salute sono la pace, l’abitazione, l’istruzione, il cibo, un reddito, un ecosistema stabile, le risorse sostenibili, la giustizia sociale e l'equità. Il miglioramento dei livelli di salute deve essere saldamente basato su questi prerequisiti fondamentali”. 


Nell’Obiettivo 1 dell’Agenda di Seoul: obiettivi per lo sviluppo dell’educazione all’arte (2010) si prescrive: “Garantire che l’educazione all’arte sia accessibile come componente fondamentale e sostenibile di un rinnovamento dell’istruzione”.
In queste fonti l’istruzione è associata alla salute e all’arte, tra le peculiarità più umane, che rendono persona l’essere umano e, perciò, l’istruzione è più di un diritto e di un dovere.