“Tutto arriva dall’infanzia – scrive il pedagogista Daniele Novara –. Ma cos’è l’infanzia? Giocare con gli amici o i cuginetti, andare a scuola, fare scherzi e confusione, raccontare bugie, rubacchiare qualcosa, sbucciare le ginocchia e sicuramente tanto altro? Vero, ma aggiungo che è anche l’educazione ricevuta, che resta a modellarci, a creare per noi quegli automatismi su cui poi si costruirà sostanzialmente tutta la nostra vita”. L’infanzia è come il canovaccio della vita, un grande libro che è consegnato al bambino che imparerà man mano a leggere, decodificare, interpretare. Genitori, educatori e altri adulti di riferimento devono fare molta attenzione a quello che vi scrivono, imprimono o imbrattano, con ogni singola scelta, parola, gesto. Bisogna aver “cura” di tutto, tra cui anche della scelta dell’anticipo scolastico o meno, e dare più importanza e riconoscimento alla scuola dell’infanzia che rimane uno dei pochi luoghi (e non posti) deputati all’infanzia.
La scuola dell’infanzia dovrebbe essere scuola della felicità, non luogo di divertimento ma luogo privilegiato in cui i bambini possano crescere in armonia e benessere.
“Le competenze che i bambini e le bambine sviluppano durante la Scuola dell’Infanzia sono le fondamenta su cui poggeranno le loro future abilità di lettura, di scrittura e di calcolo. L’osservazione e la rilevazione dei segnali predittivi di possibili difficoltà e/o di disturbi dell’apprendimento in questa fase, dai 3 ai 6 anni, costituisce quindi un elemento fondamentale per essere in grado come docenti di sostenere precocemente ciascuno e ciascuna in maniera adeguata” (cit.). La scuola dell’infanzia è quella parte di comunità che contribuisce a impartire al fanciullo, in modo consono alle sue capacità evolutive, l’orientamento e i consigli necessari all’esercizio dei diritti che gli riconosce la Convenzione (dall’art. 5 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia) ma questa funzione è misconosciuta.
La formatrice Silvia Iaccarino analizza: “Nei contesti scolastici osserviamo ogni giorno i bambini e le bambine muovere i primi passi dalle singole parole alla costruzione di frasi e racconti. Il linguaggio non è solo ciò che si dice; è anche ciò che si ascolta e come i suoni vengono elaborati. È qui che entrano in gioco fonologia e metafonologia: competenze fondamentali che gettano le basi per il successo nell’apprendimento della lettura e della scrittura. La fonologia riguarda la capacità di produrre e comprendere correttamente i suoni (i fonemi) di una lingua. La metafonologia è un passo successivo, una competenza più “astratta”: è la capacità di riflettere e manipolare i suoni all'interno delle parole (ad esempio, individuare rime, segmentare parole in sillabe o fonemi). È soprattutto nell’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia che queste abilità esplodono”. Lo sviluppo del linguaggio è molto importante per ogni bambino perché gli consente pure l’esercizio dei suoi diritti, dal diritto di esprimere la propria opinione (art. 12 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia) al diritto all’educazione (art. 28 Convenzione). In questo processo riveste un ruolo sempre più importante la scuola dell’infanzia e di questo devono prendere consapevolezza i genitori e gli stessi operatori scolastici, dirigenti scolastici e insegnanti.
“L’attività di coordinamento dei servizi richiede competenze diversificate: di natura pedagogica, ma anche di natura gestionale, così come sensibilità relazionale. La presenza della figura del Coordinatore/trice è essenziale per mantenere alti gli standard qualitativi dei servizi offerti ai bambini e alle loro famiglie. La domanda diffusa è oggi quella di percorsi di formazione che possano sostenere queste figure nello svolgimento di una funzione cui non sempre viene attribuito il giusto valore” (cit.). Lavorare nei servizi per l’infanzia (0-3 anni) e nella scuola dell’infanzia (3-6 anni) richiede sempre più preparazione e professionalità nonché una prioritaria attitudine, anche perché si tratta di non “tenere i bambini” bensì di garantire educazione e cura (si legga l’art. 3 par. 3 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia).
Paolo Maschietti, consulente per i progetti di formazione, spiega: “A scuola bisogna lavorare quotidianamente sulla motivazione, sulla rimotivazione e sul metodo ricordando che l’educazione emotiva degli studenti è un diritto: questa è la cornice valoriale in cui operare” (in un webinar dell’11 dicembre 2025). Nell’art. 28 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si parla di “diritto del fanciullo ad avere un’educazione” e di “piena realizzazione di tale diritto e sulla base di eguali opportunità”, per cui è dovere degli insegnanti adoperarsi in tal senso sin dalla scuola dell’infanzia.
“Il bambino ha anche bisogno di essere accompagnato per imparare a convivere con il dolore della vita. Nessuno può risparmiare il dolore agli altri, ma in compenso si può accompagnare il bambino in modo tale che il dolore sia istruttivo e, per quanto possibile, costruttivo. Si tratta di accompagnare il bambino quando si sente intimorito, solo, diverso dai compagni di scuola” (cit.). I genitori non devono accompagnare i figli solo fisicamente da un posto all’altro (scuola, palestra, casa dei nonni, casa degli amici) ma anche nelle emozioni, in particolare nel dolore e oltre il dolore, perché le esperienze dolorose non mancano nemmeno in tenera età. I genitori non devono enfatizzare alcuni momenti tipici dell’infanzia, come le vaccinazioni o l’inserimento nel nido o l’ingresso nella scuola dell’infanzia, caricando i figli delle loro ansie o timori. Anzi, la scuola dell’infanzia accoglie e accompagna anche i genitori a superare le ansie quotidiane e gli immancabili timori diventando, in qualche modo, quella scuola per i genitori tanto richiesta da alcuni esperti (in prima linea Daniele Novara): “L’ingresso dei bambini nella scuola dell’infanzia è una grande occasione per prendere più chiaramente coscienza delle responsabilità genitoriali. Mamme e papà (ma anche i nonni, gli zii, i fratelli e le sorelle) sono stimolati a partecipare alla vita della scuola, condividendone finalità e contenuti, strategie educative e modalità concrete per aiutare i piccoli a crescere e imparare, a diventare più “forti” per un futuro che non è facile da prevedere e da decifrare” (dal paragrafo “Le famiglie” da “La scuola dell’infanzia” nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, 2012).
Inoltre, si parla tanto di filosofia per bambini, ma in realtà loro sono già depositari della vera filosofia di vita ed è quella che si sperimenta di giorno in giorno nella scuola dell’infanzia attraverso le domande, i dubbi, le confidenze e i sogni espressi dai bambini: “[Il bambino] Raccoglie discorsi circa gli orientamenti morali, il cosa è giusto e cosa è sbagliato, il valore attribuito alle pratiche religiose. Si chiede dov’era prima di nascere e se e dove finirà la sua esistenza. Pone domande sull’esistenza di Dio, la vita e la morte, la gioia e il dolore” (da “Il sé e l’altro da “La scuola dell’infanzia” nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, 2012).
La scuola dell’infanzia è pure il luogo in cui si coltiva la fiducia (altra espressione che ricorre nelle Indicazioni nazionali nella parte relativa alla scuola dell’infanzia). I bambini sono affidati dalla vita e ogni loro gesto spontaneo è un atto di fede nei confronti degli adulti di riferimento. Le confidenze spontanee dei bambini sono uno degli atti più belli di fiducia, quella fiducia immensa negli altri e nella vita come solo i bambini hanno. Tradire la fiducia dei bambini è uno dei peggiori tradimenti che si possano commettere, una forma di aborto della vita incipiente.
Bambini normodotati, bambini con disabilità, bambini problematici…: i bambini hanno risorse sorprendenti e gli adulti devono aiutarli ad esprimersi e non reprimerli con stereotipi e etichettamenti formulati da coloro che hanno dimenticato forse la loro infanzia. I bambini sono tutti uguali e tutti speciali: “[…] s’intende per fanciullo ogni essere umano in età inferiore ai 18 anni” (art. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia) e “Gli Stati si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere” (art. 3 par. 2 Convenzione).
La “strage degli innocenti” continua: bambini senza famiglia, bambini senza fantasia, bambini senza fame di imparare e di sognare, bambini senza “faro nella tempesta”, bambini senza fanciullezza…
La scuola dell’infanzia realizza, con il suo modo di operare (che si potrebbe riportare anche nelle altre scuole) tanto i principi costituzionali (in particolare gli artt. 2 e 4, dall’essere formazione sociale ove si svolge la personalità all’essere attività o funzione che concorre al progresso materiale o spirituale della società) quanto quelli della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, in special modo il Preambolo e gli artt. 3, 5, 29 e 31, perché è luogo privilegiato in cui sono tutelati i diritti dei bambini e in cui i bambini cominciano a esercitare i loro diritti, soprattutto il vitale diritto al gioco.
“Infanzia” comincia come “infinito” perché l’infanzia è così e la scuola dell’infanzia è custode di questo infinito.